Dettaglio del progetto 2021

san-martino-carano-dal-sisma-2012-ad-oggi-preservare-lesistente-per-un-nuovo-luogo-di-accoglienza / Margherita Calciolari

Progettista capogruppo Margherita Calciolari
Location Mirandola (Modena)
Ulteriori partecipanti
Relatore Marco Borsotti
Co-Relatori
Università Politecnico di Milano
Facoltà Architettura
Nazione Università Italia

Descrizione del progetto

La chiesa di San Martino è sempre stata un polo attrattivo per la piccola comunità in cui è nata, ospitando nei suoi territori altri servizi oltre alle funzioni liturgiche, come centri estivi, attività di catechesi, archivio etc. L’intento della tesi è ridare attrattività e nuove funzioni al luogo, dopo che nel 2012 la chiesa diventa inagibile e viene temporaneamente sostituita da un’aula liturgica provvisoria. Si tratta di agire in un luogo molto marginale in un territorio che si può definire, a sua volta, altrettanto periferico. L’intervento è composto da tante azioni di diversa natura: lo studio e i restauri compiuti sull’antica chiesa, l’innesto che collega quest’ultima a una nuova aula liturgica adeguata alle nuove esigenze e lo studio della sua composizione, il centro parrocchiale unificato da un segno forte, ovvero quello di un porticato che percorre il perimetro dell’area.
La parrocchia di San Martino Carano diventa portatrice di una identità rinnovata, mostrando i segni del tempo e proponendosi come nuovo punto focale di Mirandola.
La chiesa di San Martino è sempre stata un polo attrattivo per la piccola comunità in cui è nata, ospitando nei suoi territori altri servizi oltre alle funzioni liturgiche, come centri estivi, attività di catechesi, archivio etc. L’intento della tesi è ridare attrattività e nuove funzioni al luogo, dopo che nel 2012 la chiesa diventa inagibile e viene temporaneamente sostituita da un’aula liturgica provvisoria. Si tratta di agire in un luogo molto marginale in un territorio che si può definire, a sua volta, altrettanto periferico. L’intervento è composto da tante azioni di diversa natura: lo studio e i restauri compiuti sull’antica chiesa, l’innesto che collega quest’ultima a una nuova aula liturgica adeguata alle nuove esigenze e lo studio della sua composizione, il centro parrocchiale unificato da un segno forte, ovvero quello di un porticato che percorre il perimetro dell’area.
La parrocchia di San Martino Carano diventa portatrice di una identità rinnovata, mostrando i segni del tempo e proponendosi come nuovo punto focale di Mirandola. La base dell’intervento progettuale della parrocchia di San Martino Carano è sostenuta da una serie di motivazioni teoriche e concettuali e da scelte più concrete e pratiche. Le giustificazioni a operare su un manufatto esistente in un’ottica di parziale conservazione e di un nuovo innesto vertono su fattori identitari, messi in discussione da eventi naturali che hanno profondamente sconvolto i caratteri del territorio; da questi dipendono le questioni legate più strettamente al territorio rurale in cui la chiesa si colloca e alla riabilitazione e recupero del sobborgo. Infine, emergono anche necessità di tipo più pratico, che riguardano la capienza e la sicurezza.
La seconda tematica, fortemente agganciata alla prima, riguarda la riabilitazione e valorizzazione di questo piccolo borgo, considerabile come una zona periferica di Mirandola. La nota pastorale del CEI del 1993 ricorda che “il rapporto tra chiesa e quartiere ha valore qualificante rispetto a un ambiente non di rado anonimo, che acquista fisionomia e spesso anche denominazione tramite questa presenza, capace di orientare e organizzare gli spazi esterni circostanti ed essere segno dell’istanza divina in mezzo agli uomini. Ciò significa che il complesso parrocchiale deve essere messo in relazione ed entrare in dialogo con il resto del territorio, deve anzi arricchirlo”; la riabilitazione di una chiesa è un momento per ripensare anche all’ambiente circostante di cui fa parte, percependo l’edificio come una ragione che dà significato al territorio, del quale conserva una memoria profonda. L’intento progettuale è appunto porre una nuova attenzione su un luogo di spiritualità esistente che si trova in un territorio prevalentemente rarefatto dal punto di vista dell’interesse architettonico, culturale, artistico o più semplicemente dei servizi. San Martino Carano è infatti caratterizzato dalla vicinanza al centro cittadino (poco meno di 2km) ma al tempo stesso dal suo distacco da esso a livello urbano: tutto il costruito, basso (raramente oltrepassa i 6 metri di altezza) e rado, è disposto lungo le vie
principali, via San Martino Carano e Via Prati, che si immergono nei paesaggi della pianura rurale. Oltre alle costruzioni ad uso abitativo, che si concentrano sulla prima via, sono presenti strutture dedicate alle attività agricole, per lo più corti rurali e poderi che si affacciano sulla strada; il paesaggio è poco diversificato, con una prevalenza di coltivazioni seminative e frutteti e i rilievi sono minimi. Importante è il percorso ciclopedonale che collega la circonvallazione di Mirandola alla chiesa, in un lungo rettilineo asfaltato protetto da guardrail; all’arrivo all’edificio sacro il cammino termina, lasciando totalmente la strada ai mezzi a motore. Un’ipotesi di completamento della pista ciclopedonale è stata avanzata più volte dai comuni confinanti di Mirandola e San Possidonio, ma ancora non ha trovato realizzazione. In sintesi, la chiesa di San Martino Carano potrebbe essere un’occasione per ribaltare le condizioni di marginalità della zona, apportando qualità su più livelli.
Infine, a livello prettamente pratico e concreto, la riabilitazione della parrocchia è un momento per offrire alla comunità spazi adeguati e una corretta capienza, dopo un’analisi dei bisogni e delle presenze dei fedeli. Inoltre, nemmeno l’aula liturgica del post-sisma risponde al rinnovamento dell’impianto liturgico post-conciliare; la scelta è assolutamente comprensibile in quanto si tratta di un’operazione provvisoria dettata dall’emergenza. L’operazione progettuale consiste nel dare finalmente un adeguamento liturgico necessario in una situazione esistente antiquata e fuori dal comune: il classico orientamento dell’altare a est viene a mancare, avendo in questa posizione l’ingresso e il fuoco liturgico a ovest.

Relazione illustrativa del progetto
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Planimetria Generale

Piante

Prospetti

Sezioni

Schizzi, appunti

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